domenica 15 aprile 2012

Come una rosa

Titolo: "Come una rosa" (particolare)

Volevo scrivere questo post, nel giorno di Pasqua, ma tra una cosa e l'altra non ho fatto in tempo... lo scrivo adesso tranquillamente perchè  i pensieri sulla resurrezione di Gesù, sul Suo amore, sulla Sua dolcezza e saggezza, mi accompagnano ogni giorno della mia vita, non solo nel giorno di Pasqua.

Sin da piccola quando guardavo alla tv, film come Gesù di Nazareth, Jesus, o di recente The Passion, ho sempre pianto tantissimo. Gesù così puro, senza macchia si è sacrificato al posto mio; sulla terra  ha subito il disprezzo, gli sputi, gli schiaffi, le frustate, per riconciliarmi al Padre.
A volte quando leggo della Sua vita nei vangeli, mi stupisce con quanta calma e dolcezza accettasse di compiere ogni cosa in ubbidienza al Padre e per amor nostro.
Ad es. non essere creduta è una cosa che sin da piccola mi faceva impazzire di rabbia, sapere di dire la verità mentre gli altri dubitano o ti dicono bugiarda è una cosa tristissima, bruttissima da mandare giù, e quante volte Lui non è stato creduto come il Messia, come Salvatore, come l'Unigenito Figlio di Dio?!
Quanto amore ha avuto per noi, per sopportare tutto questo!
Come poteva il Figlio dell'Altissimo subire gli sputi, gli schiaffi, la crocifissione?
Solo per Amor nostro.
In questi giorni riflettendo sulla Sua venuta, sulla Sua morte, ciò che mi ha colpito è stato molto di più di ciò che leggevo o vedevo su Gesù riguardo alle torture e al tradimento da Lui subiti... è stato  pensare al Suo distacco dal Padre nel momento in cui sulla croce ha gridato: Eli, Eli, lama sabactani? che tradotto vuol dire: "Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato?
In quel momento Dio Padre Puro e Santo, lo abbandona perchè non può vedere tutti i peccati del mondo, passati, presenti e futuri, che il proprio Figlio ha preso su di se.
Loro, sempre Uniti in Eterno da un'amore incommensurabile, loro... della stessa Essenza, in quell'attimo divisi a causa nostra! 
E poi ancora, quale grande amore ha avuto per chiedere al Padre di perdonare coloro che gli avevano trafitto mani e piedi, che avevano messo sul suo capo una corona di spine, che gli avevano ferito il costato,  che continuavano a insultarlo mentre era sulla croce!

Isaia 53:7-8

7 Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la bocca.
Come l'agnello condotto al mattatoio,
come la pecora muta davanti a chi la tosa,
egli non aprì la bocca.
8 Dopo l'arresto e la condanna fu tolto di mezzo;
e tra quelli della sua generazione chi rifletté
che egli era strappato dalla terra dei viventi
e colpito a causa dei peccati del mio popolo?

Egli è stato come una rosa che è stata gettata via, e' venuto per il cuore arido degli uomini affinchè potessero avere vita, speranza... Egli aspetta ancora che molti aprano il proprio cuore a Lui.
Il dipinto che ho scelto di mettere in questo post, riguarda proprio quest'ultima riflessione.
L' ispirazione mi è venuta una domenica di circa quattro anni fa, quando nella mia Chiesa si cantò questo brano:

 Immaginavo Gesù come una rosa gettata dall'uomo che pur essendo a conoscenza del Suo amore, non vuole accettarlo, nè seguirlo e volge i suoi passi lontani da Lui,dalla Sua verità, dalla Sua luce...
preferendo i momentanei piaceri effimeri che può dargli il mondo...
 Gesù è quel fiore, dove le gocce di rugiada diventano il suo sangue prezioso  che qualsiasi cuore tocchi, anche il più arido, lo rinnova dandogli la  vita,  rendendolo come un deserto che fiorisce.

Non posso non piangere alle parole di questo canto:

"Sei di più di tutto quel che ho,
vissuto per morire così solo,
 fiore che è gettato via...
l'hai scelto tu, pensando a me,
solo Tu..."


Ti amo Gesù.

lunedì 12 marzo 2012

Sensazioni, emozioni

 "Sensazioni, Emozioni," non è solo il titolo del post, ma anche di questo pastello, realizzato circa due anni fa, per la mia partecipazione ad una mostra.
 Era inserito in un contesto ben preciso, si trovava insieme ad altri miei dipinti che guardati in modo consequenziale narravano la storia della vita: l'incontro di una donna e di un uomo, il loro amore, la loro unione, poi le sensazioni e le emozioni di lei nell'essere amata, nel diventare un solo corpo con il proprio uomo, la consapevolezza che dentro di lei una nuova vita sta nascendo...
poi ancora lo sviluppo della vita, ed infine le mani di un bambino che afferra i propri piedini.
"Sensazioni, emozioni", che oggi sento il bisogno di raccontare per guarire ancora un pò o forse del tutto.
Quasi due anni di tentativi, aspettare il momento giusto, quello fertile... ma ogni volta niente.
Forse colpa dello stress, dei ritmi frenetici, dell'aria metallica che si respira in questa città in cui adesso vivo, del mio stato d'animo malinconico, nostalgico.
Ma nel mese di Ottobre, un ritardo, e via subito a fare il test: siii! eccolo che lampeggia "Incinta"!
Felicità, commozione, gli occhi lucidi di mio marito, il sorriso infinito nei nostri cuori, la fantasia nello scegliere già il nome, nel fantasticare e già vederlo crescere.
Le prime visite ginecologiche: "Vede signora, qui c'è il sacchettino, e qui un accenno del sacco vitellino... ma ancora è piccolissimo, sono le prime settimane dobbiamo rivederci fra altre due"
Ricordo ancora, era un piccolissimo cerchietto, ma la parola "accenno" di sacco vitellino, non mi piaceva. Avevo letto già tanto in merito e secondo me e i miei calcoli doveva essere più evidente.
Un'altra visita: "la sacca gestazionale è proprio cresciuta, il sacco vitellino è più evidente... ma il polo embrionario... dov'è? vediamo, vediamo... niente solo un accenno, un puntino, non è visibile ancora il battito del cuoricino, niente,  deve ritornare fra una settimana"
La settimana dopo: " Non c'è ancora battito, non sono sicura che la sua gravidanza andrà bene"
Le parole che non avrei mai voluto sentire.
Andavo veloce in quel corridoio per raggiungere in pochi istanti l'uscita, volevo che nessuno mi vedesse piangere; mio marito mi consolava, mi diceva "non preoccuparti, non significa niente, vedrai che la prossima settimana il cuore lo vedremo battere",  ma io sentivo dentro come una morsa nel cuore, il petto e la gola doloranti e sentivo che qualcosa non andava.
La settimana dopo: "Signora mi dispiace... guardi la sacca gestazionale com'è grande e il sacco vitellino ben evidente, ma il polo embrionario è troppo piccolo rispetto a questi, la sua crescita si è arrestata e il cuore non si vede battere, dovrà fare subito il raschiamento"
Decima settimana di gravidanza: mi ritrovo prestissimo in quell'ospedale, cerco di non pensare ma l'attesa è angosciante; prelievi, elettrocardiogramma, questionari, firme, un fortissimo mal di testa e poi  a mezzogiorno con addosso soltanto un camice, percorro la strada verso la sala operatoria... freddo, tensione... dentro il lettino  mi ritrovo tutta pronta e sistemata per l'intervento.
"Signora, adesso le facciamo l'anestesia, pensi a qualcosa di bello."
Ed io non volevo pensarmi più con un bimbo in braccio, ma ho pensato solamente di ritrovarmi nella mia casa a Catania, nella mia città.
Una sensazione stranissima, quel sonno pesante, piacevole...
Mi risvegliano: "Signora, signora, si svegli!"
Sentivo quelle voci lontanissime, e prima ancora che aprissi gli occhi, sentivo i miei singhiozzi fortissimi, le lacrime caldissime scorrermi sul viso e quelle voci sempre più forti e vicine: "Signora che ha? sta bene? sta bene?"
Non riuscivo a parlare, non mi si aprivano gli occhi, riuscii a fare solo un gesto con la mano... e quella voce dolce e gentile: "Signora su non faccia così, non andrà sempre così.."
Non riuscivo a smettere di piangere, singhiozzavo e cercavo di nascondere il mio viso alle altre ragazze in stanza con me.
Pregavo il Signore, non mi sentivo sola, so che c'era Lui ma non riuscivo ad afferrare il Suo conforto.
Finchè non arrivò una signora dentro la stanza, diretta verso me e chiamandomi: "Marina, Marina, sei la mia Marina?
Io continuavo a piangere e singhiozzare per quel sogno svanito, mi sentivo svuotata.
La signora avvicinandosi mi guardò e mi disse: "No, non sei la mia Marina"
 ricordo la sua carezza dolce e morbida sul viso, e le sue parole: "Coraggio, domani starai meglio, sarà tutto finito".
Credo che Dio abbia mandato quella donna a confortare il mio cuore.
Ricordo con le lacrime agli occhi, quel giorno come il più grigio, il più triste della mia vita.
Io avevo pregato tanto per avere un figlio, pregavo che fosse sano.
Non mi sono ribellata a Dio per questa esperienza, per questa forte prova...
 si, ho pianto, ho pianto tanto, ma  mi sono sentita come protetta, ho trovato in Dio il mio rifugio, la mia consolazione nel pensare che se non ha permesso questa gravidanza è perchè Lui sa ogni cosa.
Romani 8:28
"Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno".
Dio mi ama e desidera il meglio per me.
Salmo 34:18
"L'Eterno è vicino a quelli che hanno il cuore rotto e salva quelli che hanno lo spirito affranto"
Egli mi conforta e non mi abbandona.

mercoledì 7 marzo 2012

Serenità


E' un acquerello realizzato un bel pò di tempo fa e quando lo osservo mi ricorda questi versi:

Geremia 17:7-8

7 Benedetto l'uomo che confida nel SIGNORE,
e la cui fiducia è il SIGNORE!
8 Egli è come un albero piantato vicino all'acqua,
che distende le sue radici lungo il fiume;
non si accorge quando viene la calura
e il suo fogliame rimane verde;
nell'anno della siccità non è in affanno
e non cessa di portar frutto».

Una tale promessa libera da ogni emozione negativa.
Tutti abbiamo momenti difficili, momenti in cui ci sentiamo del tutto soli e abbandonati. Ma la verità è che non lo siamo, Dio che ci ama di un amore infinito è con noi tutti i giorni, pronto ad aiutarci, benedirci e farci prosperare proprio come un albero piantato vicino l'acqua, che non cessa di portar frutto.

lunedì 7 novembre 2011

Nuova Vita

Titolo: Nuova Vita
Tecnica: grafite e acrilici su tela (60x80)

Questo è un dipinto finito da poco, giusto qualche giorno.
Ho pregato tanto quando era ancora un'idea, poi uno schizzo e mentre dipingevo. Pregavo che su quella tela potessi dipingere qualcosa che facesse piacere a Dio, che parlasse al cuore delle persone.
Io penso che non sia difficile capirne il significato, alcune persone a me molto care lo hanno colto subito, hanno sentito un' emozione dentro, provato dei sentimenti, dei ricordi...proprio ciò che volevo esprimere e comunicare, e di questo sono grata a Dio!
Riassumo di seguito il messaggio che contiene.


E' subito evidente che si tratta di un volto diviso a metà, nella metà di sinistra il volto è triste, angosciato, l'espressione e i colori lo sottolineano.

 Una donna con le sembianze di un albero a sinistra ne spiega il perchè: essa ha un vuoto interiore. Nella propria vita affonda le sue radici in una terra che sembra evanescente, che non ha certezze, quindi nelle cose materiali; i suoi rami non danno frutto, sembrano non avere più vitalità e ciò perchè una persona può fare mille cose, trovarsi mille impegni, riuscire anche in certe imprese ma alla fine, nei momenti di profonda riflessione, in  quei momenti in cui rimarrà sola con se stessa e guarderà dentro il proprio cuore,  scoprirà che  nessuna di quelle cose durante la sua esistenza ha colmato quel vuoto in fondo al cuore. 
Tutte le cose che fa, come foglie secche vanno via, lei cerca di trattenerle attraverso una rete di sistemi alla quale vuole appartenere per sentirsi valida, sentirsi viva... ma tutte le sue opere, (le foglie) continueranno a scivolare via. E' in un ambiente scuro, anche se in lontananza esiste qualche bagliore di luce, le tenebre stanno per avvolgere il suo essere. 
 
L'altra metà del viso è quella che sceglie Dio, che è rinata spiritualmente, che aspira alle cose di Dio. E' solare, vitale, e sorride.  La figura vicino a destra, al contrario dell'altra, sembra eterea, volare verso l'alto, nessuna radice in una terra che passa in fretta. E' più il lato spirituale che viene sottolineato: la sua vita rifiorisce, la rete si scioglie ed ecco che si trasforma in steli con foglie che seguono il movimento dei fiori, dei petali che danzano davanti alla luce celeste e divina dalla quale la nuova donna, la nuova vita, si lascia inondare.
 E' un dipinto sentito, una testimonianza personale.




Ho visto i due volti da piccola, nell'espressione di mia madre. In un momento di depressione, dopo aver fatto tanto, nell'aver dato amore e conforto a chi ne aveva bisogno, una profonda paura e solitudine la rapì. Nel suo cuore capì che tutte le cose che poteva fare, non servivano a colmare il vuoto interiore che ogni uomo prima o poi sente. Aveva improvvisamente paura della sofferenza, della morte ... Lei pensava si trattasse di quella fisica, ma oggi sono sicura che direbbe spirituale. Difatti come conseguenza, senza che nessuno le dicesse niente, cominciò a leggere un libro di racconti biblici per bambini che io avevo custodito sin da bambina.  Era alla ricerca di Dio. Pian piano capì che quel vuoto in fondo al cuore aveva la forma di Dio, e poteva essere ricolmato solo da Lui.
Dio si servì di quel momento cupo e scuro per avvicinarla a Se ed offrirle amore, perdono e salvezza.

Ho rivisto in me le stesse espressioni, per altri motivi e situazioni usate anche queste da Dio affinchè potessi aggrapparmi a Gesù che ha vissuto su questa terra da uomo ed ha sperimentato il dolore e la sofferenza, ha provato il distacco e l'abbandono del Padre quando su di Sè ha preso i peccati di ognuno. Grazie a Lui, che ha parlato al mio cuore, sono rinata e Gli appartengo.























"Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me." Gesù  (Apocalisse 3:20)

Apri la porta del tuo cuore.

 PADRE VENGO A TE...



sabato 5 novembre 2011

Aspettando con fede

Titolo: Al fiume col nonno
Tecnica: Olio su tela (40x50)

Ricordo benissimo il momento in cui fui rapita da questa immagine. Purtroppo non l'ho vista dal vero, ma era una di quelle foto che si trovano nei depliant sistemati sugli espositori esterni alle agenzie di viaggi.
La cosa che mi colpì non furono soltanto i colori, bensì un particolare che pochi notano: si tratta del gesto che fa il  bambino dimostrando al proprio nonno con  tanta  fantasia e immaginazione che tipo di pesce grande e grosso aveva preso quando lui non c'era. Ricordo che mi fece sorridere e mi piacque così tanto che fui veloce anche nell'esecuzione del dipinto.
E' strano notare a distanza di tempo, come allora, personalizzando questa immagine, abbia dato al nonno la somiglianza di mio padre con l'aspetto di adesso, e al bambino che somigliava un pò a mio fratello da piccolo la somiglianza attuale di mio nipote che ancora a quei tempi non c'era. Effettivamente ora chi guarda il quadro, che si trova a casa di mia madre (non l'ho mai voluto vendere), pensa proprio che siano i loro ritratti in un'ambientazione bellissima di calma e pace.
Non l'ho mai venduto, forse perchè dietro, oltre quelli  già raccontati, c'è un intreccio di ricordi che mi lega particolarmente a questo dipinto. L'ho eseguito dopo un momento triste della mia vita, in un momento di crescita interiore, ma non solo... mi ricorda tantissimo il mio passato da bambina.
I mie genitori avevano l'hobby della pesca, e ricordo i miei sentimenti... soprattutto di impazienza. Non riuscivo a capire come potessero star li ore ed ore ad aspettare. Così osservavo il mare aspettando, aspettando o che prendessero un pesce o che andassimo via. Ricordo che per capire e soddisfare queste mie curiosità, provai anch'io più volte a prendere una canna e gettare l'amo in mare ma non mi piacque molto. Innanzitutto immaginare come il pesce si impigliava  a quella "toccata" o scossetta che si sentiva attraverso la canna e poi star li, tutte quelle ore, seduta senza far niente...
Da bambina dicevo ai miei che si perdeva solo tempo, perciò preferivo portarmi qualcosa da leggere o carta e colori per disegnare. Loro dicevano che tra ciò che facevo io e quello che facevano loro alla fine non vi era molta differenza, come per me era una passione il disegno, per loro era una passione la pesca. Non  importava quanto dovessero aspettare, quell'attesa stessa diventava piacere in vista di qualcosa che alla fine, pesci presi o non presi, li aveva soddisfatti concedendo loro una giornata di relax.
Si, forse è vero... è l'atteggiamento che assumi mentre aspetti che fà la differenza!
Sin da piccola, disegnando, strappando fogli e ridisegnando, aspettavo il tempo in cui potessi vedere dei miglioramenti per poter poi passare ad una nuova tecnica e soprattutto alla pittura. Molte volte la fretta voleva prendere il sopravvento, a volte piangevo per gli insuccessi  ma grazie ai miei genitori, al loro incoraggiamento, capivo che la crescita in qualsiasi campo, avveniva gradualmente e che il segreto per migliorare era proprio nell'aspettare esercitandosi  pazientemente.
L'ho meditato e ci ho ripensato l'altro giorno durante una lettura biblica.
C'è un bellissimo Salmo che dice così:
Io ho pazientemente aspettato l'Eterno,
ed egli s'è inclinato a me ed ha ascoltato il mio grido. (Salmo 40:1)

Quante volte dopo aver pregato per una situazione difficile da risolvere o da raggiungere, anzichè sentire la pace e la calma di Dio, dopo qualche ora ho sentito tristezza o impazienza? Era una preghiera fatta con poca fede, oppure una preghiera fatta con fede ma dove le mie preoccupazioni e ansie vincevano il completo abbandono che dovevo avere in Dio.
E' proprio quella parola "Pazientemente" che fa la differenza!
E' l'atteggiamento che vuole Dio da noi; quando una risposta da parte di Dio tarda a venire, non è perchè lui tarda a rispondere per il piacere di farlo è perchè prepara ogni cosa nei modi e tempi giusti e nel frattempo le ore, i giorni che passano nell'attesa, rappresentano la prova  affinchè possiamo crescere forti nella fede.
Egli non è sordo alle nostre suppliche, Egli ci ascolta con amore e risponde al tempo giusto.
La fiducia viene sperimentata proprio nell'attesa.
Purtroppo la fretta di vedere risolti certi problemi anzichè farci agire sotto la Sua santa e perfetta volontà ci fa agire secondo il nostro volere, e quante volte le situazioni peggiorano o non migliorano affatto!

C'è un episodio nella Bibbia che parla proprio di questo, si tratta dell'impazienza del re Saul.
Saul commise questo gran peccato a Ghilgal, agli inizi del suo regno sopra Israele. 
Il profeta Samuele aveva unto Saul come re e disse chiaramente a Saul che egli era l'uomo divinamente chiamato a rompere i legami che i Filistei tenevano su Israele.
Mentre il tempo della guerra si faceva più vicino, Samuele comandò a Saul di attenderlo prima di andare in battaglia.
Tutto il popolo si doveva radunare a Ghilgal per cercare il Signore per una guida; Samuele sarebbe allora tornato con dei comandi specifici da parte del Signore. Disse a Saul: "Tu aspetterai sette giorni finché io giunga da te e ti faccia sapere quello che devi fare". (1 Samuele 10:8).
Dio soltanto doveva avere il controllo. Il piano di guerra contro i Filistei doveva essere tutta opera Sua. Samuele rappresentava la voce del Signore ed attraverso lui Israele avrebbe ricevuto una guida sovrana e divina. 
Dio stesso stava per formare tutti i piani d'Israele e mostrare loro come ingaggiare la guerra. Quindi Saul stava aspettando a Ghilgal una parola che venisse da Samuele; ma la guerra cominciò prima del previsto.
Mentre attendeva in quel luogo, Saul diventava sempre più impaziente per l'arrivo di Samuele. I Filistei stavano per muoversi, ma secondo il comando di Dio, Saul  non poteva scendere in battaglia fin quando Samuele avesse portato la parola per dirigere Israele.
Nel frattempo l'esercito israelita era nel panico. Erano in pochi e senza spade,  possedevano solo ascie e utensili da fattorie, al contrario del ben armato e numeroso esercito Filisteo.
Mentre quest'ultimo si avvicinava, gli uomini di Saul ebbero paura; in breve stavano disertando da ogni parte.
Dio sapeva dal principio che Israele sarebbe stata in questa situazione, ma non aveva importanza la dimensione o la potenza del loro nemico, gli israeliti dovevano riunirsi in fede per attendere Dio e la Sua chiara parola di guida.  
Saul invece di attendere come Dio aveva comandato tramite Samuele, dette un termine a Dio per agire. Non lo dichiarò apertamente e a parole,  ma lo fece comunque nel suo cuore. 
Saul decise che se una parola dall'alto non fosse arrivata entro un certo tempo, avrebbe fatto quanto fosse stato necessario per salvare la situazione. Egli aspettò sette giorni, secondo il termine fissato da Samuele; ma quando vide che ancora Samuele non giungeva peccò. Prese il posto da sacerdote  e iniziò ad offrire dei sacrifici. Samuele era proprio lì vicino, stava per giungere era solo in ritardo di alcune ore,  perché Saul doveva essere provato.
Dio voleva dare a Saul una testimonianza di una umile dipendenza da Lui in ogni cosa, ma Saul fallì la prova; aveva guardato alle condizioni che peggioravano e che apparivano senza speranza.
Saul sentì una forte necessità di darsi da fare immediatamente in quella situazione; alla fine la sua impazienza prese il sopravvento, di conseguenza le sue azioni non furono approvate e benedette dal Signore, perchè fece prevalere la paura, l'impazienza, il proprio orgoglio, il proprio io.
La logica gli diceva che l'ora si era già fatta troppo tarda, che qualcosa doveva essere fatta.
La fede invece è tutt'altra cosa, difficile da spiegare ma facile da capire se si ha un cuore umile e semplice:
"Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono." (Ebrei 11:1)
Quante volte si agisce come Saul, siamo impazienti vogliamo tutto presto e subito, senza voler capire che Dio agisce in modi e tempi giusti e fa tutto per il nostro bene!

Trovo di aiuto e conforto questo versetto, lo ripeto nella mia mente per tutti quei momenti in cui l'impazienza mi soffoca e mi fa soffrire:
... e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio;  non solo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l'afflizione produce pazienza,  la pazienza esperienza, e l'esperienza speranza." (Romani 5. 2-4)



martedì 1 novembre 2011

La mia Luce

 Titolo: Come un faro"
Tecnica: Acrilici su tela (30X60)

Tempo fa, mentre dipingevo questo quadro riflettevo e meditavo su quanto è importante la luce di un faro nella notte per coloro che navigano. Con la sua luce, i suoi segnali luminosi, rappresenta una guida, un avvertimento, a volte una speranza.
Da piccola, dato che i miei genitori avevano come hobby quello della pesca, spesso mi ritrovavo di sera a star lì accanto a loro con l'impazienza e la voglia di andare via per la noia, ma se ci trovavamo su una spiaggia o tra gli scogli, dove un faro era ben visibile, restavo lì incantata ad osservarlo, mentre la sua lanterna con il suo fascio di luce intermittente o roteante, illuminava  il mare.
E immaginavo storie antiche, di naviganti che si sentivano smarriti o impauriti tra il nero del cielo e del mare perchè avevano perso la rotta, o si trovavano in mezzo alle onde impetuose. Pensavo a quale conforto e speranza potevano avere nell'avvistare la luce di un faro, nel sapere che erano vicino ad una costa ed avere il tempo per agire, per mettersi in salvo.
Nella mia vita spirituale posso paragonare la fede in Dio alla luce di un faro: nei momenti più bui, più difficili, più tristi, Dio mi ricorda che Egli stesso è la mia Luce, la mia Speranza, il mio Rifugio. Egli illumina i miei passi, è la Luce sul mio sentiero.
Ci sono dei versi bellissimi nella Sua Parola che parlano di questo,  versi che mi hanno aiutato e confortato donandomi la pace nelle avversità, la fede nella preghiera.

"Il Signore è la mia luce e la mia salvezza;
di chi temerò?
Il Signore è il baluardo della mia vita;
di chi avrò paura? "(Salmo 27:1)
"La tua parola è una lampada al mio piede
e una luce sul mio sentiero." (salmo 119:105)


Gesù stesso si definì  la luce del mondo come affermano questi versetto:
"Mentre sono nel mondo, io sono la luce del mondo". (Giov. 9:5)
"Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre". (Giov.12:46)

Sono consapevole del fatto che avendo ricevuto Cristo nella mia vita e avendo, tramite Lui, comunione con il Padre, io sono figlia della Luce e la Luce deve risplendere in me, il mio compito quindi è quello di testimoniare del Suo grande e immenso amore, del Suo perdono.

"Perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce." (Efesini 5:8)
"Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta, e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa.
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli." (Matteo5:14-16)



Certo, non è sempre facile, soprattutto in mezzo alle difficoltà o nei momenti tristi, ma so ed ho sperimentato che il Signore mi consola, mi dà conforto. A volte in preghiera, mentre  lacrime calde scorrevano dai miei occhi e solcavano il mio viso, sentivo il suo abbraccio (una pace ed un conforto che pervade il  cuore) e capivo, grazie al Suo Spirito, che le prove in cui mi trovavo servivano a fortificare e far crescere la mia fede, a rinunciare al mio volere, affinchè io potessi aggrapparmi a Lui che desidera il meglio per me, che ha un progetto e disegno meraviglioso per la mia vita.

Tempo fa, proprio per questi momenti, ho trascritto una  piccola frase nell'ultima pagina della mia piccola Bibbia, mi ha sempre aiutato e dice così:
Non pregate per una vita facile, pregate di essere gente forte. Non pregate per compiti pari alle vostre forze, pregate per avere forze pari ai vostri compiti.

Poi di seguito ho aggiunto questo versetto: "Io sono con voi tutti giorni, fino alla fine dell'età presente"(Gesù)
Si tratta di  una promessa! Sta a me giorno dopo giorno afferrarla e viverla!
Perciò ogni volta nei miei post trascrivo, oltre ai miei pensieri e alle mie esperienze, sempre i versetti della Bibbia perchè non è altro che Luce e Verità!


"Perché siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo, tenendo alta la Parola di Vita..." (Filippesi 2:15)

domenica 9 ottobre 2011

Sei importante

Titolo: Dall'ombra alla luce
Tecnica: Olio su tela (50x70)

Noi non siamo frutto del caso. La nostra vita non è frutto di una casualità naturale. I nostri genitori potrebbero non aver pianificato la nostra nascita ma Dio l'aveva fatto,  perchè prima che noi fossimo concepiti dai nostri genitori siamo stati concepiti nella mente di Dio. Siamo in vita perchè Dio ha voluto crearci.
Ogni singolo particolare, dettaglio del nostro corpo, il colore degli occhi, della pelle, dei capelli... ogni altra caratteristica è stata scelta da Dio. Egli ha anche deciso i talenti naturali che avremmo posseduto e l'unicità della nostra personalità.

Salmi 139:13-15

13 Sei tu che hai formato le mie reni,
che mi hai intessuto nel seno di mia madre.
14 Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo.
Meravigliose sono le tue opere,
e l'anima mia lo sa molto bene.
15 Le mie ossa non ti erano nascoste,
quando fui formato in segreto
e intessuto nelle profondità della terra.
16 I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo
e nel tuo libro erano tutti scritti
i giorni che mi eran destinati,
quando nessuno d'essi era sorto ancora.

Dio ha un motivo per tutto ciò che crea. Ogni pianta e ogni animale sono stati progettati da Dio, e ogni persona è stata creata con uno scopo. Il motivo per cui Dio ci ha creati è il Suo amore.
Noi siamo al centro del Suo amore e siamo l'elemento più prezioso della Sua creazione.

Giacomo 1:18

Egli ci ha di sua volontà generati mediante la parola di verità,
affinché siamo in certo modo le primizie delle sue creature.

Dio ci ha creati per poterci amare, è una verità basilare per la mia vita. Dio è amore e l'amore è l'essenza del carattere di Dio. Dio non aveva bisogno di crearci perchè già c'è un amore perfetto in Lui, nella Sua Deità, nel Suo essere il Padre, il  Figlio e lo Spirito Santo.
Egli ha voluto crearci per esprimere il Suo amore.
Non possiamo essere frutti del caso, di combinazioni accidentali avvenute nell'universo. Dio ci ha creato per un motivo, la nostra vita ha valore e importanza per Lui...

Isaia 49:1

Il SIGNORE mi ha chiamato fin dal seno materno,
ha pronunciato il mio nome fin dal grembo di mia madre.

Salmi 71:6

Tu sei stato il mio sostegno fin dal grembo materno,
tu m'hai tratto dal grembo di mia madre;
a te va sempre la mia lode.


Siamo così importanti per Dio che ha mandato il Suo Unico Figlio per salvarci; Egli morendo per noi, per i nostri peccati ci dona una vera vita, la salvezza, la vita eterna.
Siamo stati creati con tanto amore e per tale amore ci ha donato la libertà, perchè la libertà è figlia dell'amore, perciò Dio ci lascia liberi anche di sceglierlo.
Dipende da noi, aprirGli  il cuore e farlo entrare e  rimanere.
Io l'ho fatto ed è meravigliosa la mia vita da quando Lui dimora in me, ne capisco l'importanza e il valore.
Il vuoto che prima o poi ogni persona sente nell'animo è stato ricolmato dal Suo Amore.
Quel vuoto... possiamo cercare di colmarlo con tantissime cose o non pensarci facendo miriadi di cose, ma quel vuoto rimane sempre lì se non facciamo entrare Gesù nella nostra vita, perchè quel vuoto è a forma di Dio.

GESU' TI AMA COSI' COME SEI  :)